Balck Hat SEO, chi è costui?

L’eterna diatriba tra Black Hat SEO e White HatSEO, probabilmente non finirà mai. In questo articolo ci occuperemo dei “cattivi”, ossia di coloro che usano tecniche SEO diciamo non proprio lecite per migliorare e spingere l’indicizzazione di un sito web sui motori di ricerca.

Questi “cappelli neri” o Black Hat SEO impostano la loro strategia in modo da scalare la SERP nel più breve tempo possibile, ovviamente non è la strada giusta da percorrere, generalmente si incorre in penalizzazioni anche pesanti da parte di Google oltre che non è proprio una politica corretta nei confronti di un eventuale cliente, ma ognuno sceglie il proprio destino.

Detto questo vediamo alcune tecniche Black Hat SEO più comuni che distinguiamo tra:

On page

  • doorway: pagine di reindirizzano automaticamente ad altre pagine web
  • cloaking: far visualizzare due versioni differenti di una stessa pagina, una per gli utenti una per i motori di ricerca
  • keywordstuffing e testo nascosto: abusare del meta-tag keyword riempiendolo di parole chiavi oppure inserendo le stesse all’interno di un testo nascondendole con un colore, ad esempio assegnando alla parola chiave lo stesso colore dello sfondo del sito

Off page

  • Spam sui forum: linkare in maniera massiccia o automaticamente la keyword che si vuole spingere su forum che sono facilmente vulnerabili
  • Spam nei blog: inserire commenti, a volte anche auto generati, su ogni tipo di forum, di solito stranieri
  • Link farm: rivolgersi a siti che sono vere e proprie fabbriche di link, nati con l’unico scopo di ospitare keyword da linkare senza alcun contenuto specifico.

Ovviamente le pratiche di Black Hat SEO sarebbero da evitare, se proprio non se ne riesce a fare a meno affiancarle almeno con una spruzzata di White Hat SEO ed un pizzico di buon senso.

A voi le tastiere!

3 Comments

  1. Andrea 21/11/2012
    • Luca Contaldo 21/11/2012
  2. entony 26/11/2012

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